HPV


Un agente che ha un ruolo fondamentale nella patogenesi della patologia cervicale, sia benigna che maligna, è il papilloma virus umano (HPV). Sono noti oltre 100 diversi sierotipi di HPV, di cui una trentina con spiccato tropismo per le mucose del tratto genito-urinario. Tra questi si distinguono sierotipi a basso rischio (6,11), responsabili della patologia cervicale benigna (condilomi) e sierotipi ad alto rischio (16, 18), responsabili dell’evoluzione displastica delle lesioni (CIN e carcinoma cervicale). Questi ultimi sierotipi sono infatti in grado di integrarsi nel genoma umano e interferire con la replicazione di geni oncosoppressori.

La gestione delle pazienti con Pap-test di screening positivo per ASCUS o LSIL ed esame colposcopico negativo rappresenta pertanto un problema ancora aperto. Queste pazienti infatti hanno un rischio statistico di sviluppare un carcinoma della cervice pari a 9:10.000,ovvero un rischio quasi 10 volte maggiore rispetto a quello della popolazione generale. Questo dato, però, non giustifica un trattamento aggressivo di queste lesioni in quanto oltre il 40% di esse regredisce entro 3 mesi dalla diagnosi (Pap-test negativo al controllo a 3 mesi).

Attualmente le linee guida propongono di effettuare un controllo cito/colposcopico a 3 mesi e trattare, mediante terapia distruttiva, tutte le pazienti in cui il Pap-test rimane positivo, anche in presenza di colposcopia negativa. La persistenza di positività del Paptest è infatti un importante indicatore di rischio di neoplasia cervicale. Al contrario, la negativizzazione del Pap-test si associa alla regressione del rischio di cancro cervicale: in letteratura, infatti, non si trovano casi di cancro cervicale insorti dopo negativizzazione del Pap-test.

La frequenza delle recidive è strettamente connessa con lo stato immunitario delle pazienti. La percentuale di recidive nella popolazione trattata per lesioni da HPV è di circa il 20%, tale percentuale sale al 65% se valutiamo un gruppo di pazienti immunocompromesse.

Recentemente si è reso disponibile un preparato a base di carbossimetil-betaglucano e argento micronizzato.
Si tratta di un gel vaginale nebulizzabile che, applicato in vagina mediante appositi applicatori monouso, si distribuisce in modo uniforme su tutta la superficie vaginale, non dà prurito ne bruciore e non lascia residui. Si somministra in un’unica dose giornaliera,preferibilmente serale, costituita da 5 erogazioni. Lo schema terapeutico prevede un’applicazione giornaliera ripetuta per 2 cicli di 20 giorni ciascuno, intervallati da 10 giorni di sospensione, da far coincidere preferibilmente con il periodo del flusso mestruale.

Il Beta-glucano è un componente della parete cellulare di numerosi lieviti, funghi e batteri; non viene sintetizzato dall’organismo umano e viene pertanto riconosciuto come non-self dal sistema immunitario. Studi in letteratura hanno dimostrato la capacità di questa sostanza di modulare la risposta immunitaria tissutale tramite legame specifico ai recettori TLR (ToIl-Like-Receptor) presenti sulla superficie dei macrofagi e delle cellule dendritiche. I TLR sono deputati al riconoscimento e al legame di antigeni patogeni. L’attivazione dei TLR determina la fagocitosi del patogeno e l’attivazione del metabolismo dell’acido arachidonico con produzione di citochine pro-infiammatorie. Tali citochine attivano le cellule natural killer (NK) e i linfociti T, potenziando quindi la risposta infiammatoria ed innescando la risposta immunitaria specifica. Il legame del Beta-glucano al TLR è in grado di modulare tale risposta infiammatoria determinando una modificazione della concentrazione e del pattern di citochine liberate con ridotta attivazione delle cellule NK e dei linfociti T. Questa stimolazione controllata dell’attività immunitaria ha una azione protettiva nei confronti di organismi patogeni, tossine e cancerogeni ambientali.

Alcuni studi hanno valutato se l’impiego del Beta-glucano, di cui sono note le proprietà immunomodulatorie,può favorire la regressione spontanea delle alterazioni citologiche ASCUS e LSIL.

Efficacia del carbossimetilbetaglucano nella regressione delle alterazioni citologiche cervicali di basso grado HPV correlate

Obiettivo. Lo studio si propone di valutare l’efficacia del carbossimetilbetaglucano in pazienti con citologia anormale includendo pazienti che allo screening presentano citologia deponente per ASCUS—LSIL, suddivise poi in pazienti con referto citologico di ASCUS o LSIL e colposcopia negativa e pazienti con citologia anormale, colposcopia positiva ed esame istologico deponente per HPV-CINI, le quali, avendo prospettato loro la possibilità di scelta tra trattamento fisico distruttivo e follw-up, decidono per il follow-up.
Metodi. Presso l’ambu1atorio di Laserchirurgia e Patologia Cervico-Vaginale dell’ Istituto di Scienze Ginecologiche , Perinatologia e Puericultura dell’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, sede Policlinico Umberto I , nel periodo compreso tra settembre 2007 e dicembre 2008 sono state reclutate un totale di 60 pazienti che allo screening presentavano citologia deponente per ASCUS—LS1L suddivise in due sottogruppi; pazienti con referto citologico di ASCUS o LSIL e colposcopia negativa e pazienti con citologia anorma1e, colposcopia positiva ed esame istologico deponente per HPV-CIN 1, le quali, avendo prospettato loro la possibi1ità di scelta tra trattamento fisico distruttivo e follow-up, hanno deciso per il follow-up. Il trattamento prevede la somministrazione di carbossibetaglucano gel nebulizzante in ragione di una applicazione al giorno (5 erogazioni) per 20 giorni, seguiti da 10 giorni di pausa ed un ulteriore ciclo di 20 giorni. Le pazienti sono state valutate con controllo colpo-cito1ogico a 3, 6 e 12 mesi dalla fine della terapia.

Risultati. Nel gruppo di pazienti con citologia positiva e co1poscopia negativa, su un totale di 30, 10 (33%) presentavar1o diagnosi di ASCUS, 20 (67%) di LSIL. Al primo controllo colpo-citologico a 3 mesi 8 su 10 pazienti (80%) con diagnosi iniziale di ASCUS sono risultate negative, 7 su 20 pazienti (35%) con diagnosi iniziale di LSIL sono risultate negative; al controllo colpo-citologico a 6 mesi 10 su 10 pazienti (1oo%) con diagnosi iniziale di ASCUS sono risultate negative, 14 su 20 pazienti (70%) con diagnosi iniziale di LSIL sono risultate negative; al controllo a 12 mesi 17 su 20 pazienti (85%) con diagnosi iniziale di LSIL sono risultate negative mentre 3 pazienti (15%) sono andate perse al follow-up. Delle 30 pazienti che presentavano allo screening citologia anormale, colposcopia positiva ed esame istologico deponente per HPV-CIN1 al primo controllo colpo-citologico a 3 mesi 6 su 30 pazienti (20%) sono risultate negative, al controllo colpo-citologico a 6 mesi 18 su 30 pazienti (60%) sono risultate negative , al controllo colpo-citologico a 12 mesi 24 su 30 pazienti (80%) sono risultate negative. La persistenza di CIN1-HPV,confermata istologicamente, e stata riscontrata in 4 su 30 pazienti (13%), per le quali è stata scelta la terapia fisico distruttiva come trattamento finale, mentre 2 su 30 pazienti (6%) sono andate perse al follow-up.

Conclusioni. Il nostro studio ha evidenziato, con un follow-up semestrale di 12 mesi, in donne che hanno fatto regolare uso secondo lo schema proposto del carbissimetilbetaglucano, la totale regressione delle lesioni citologiche di LSIL, con colposcopia negativa, dell’85%, e la totale regressione delle lesioni istologiche di CIN1-HPV dell’80%, rappresentando quindi una valida alternativa al trattamento fisico distruttivo immediato e al semplice “wait and see”, in quanto provvista di una buona tollerabilità al farmaco, basso costo, alta adesione delle pazienti e netto miglioramento dell’indice di regressione delle lesioni a 12 mesi.

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